Per la prima volta dalla ripresa del campionato ci ritroviamo a commentare una sconfitta. Una di quelle dure, difficili da giustificare, dove si possono trovare tante attenuanti, dove si possono evidenziare tanti, troppi errori già visti nel corso di questa stagione figli di scarsa concentrazione, poca attenzione, superficialità.
L'Amburgo vendica, parzialmente, le scoppole subite l'anno scorso, non solo dal punto di vista esclusivo del risultato, ma soprattutto dal gioco espresso.
La squadra di Fink, tra andata e ritorno, ci fa male per quelle che sono le nostre caratteristiche: la pressione alta, la velocità delle punte, le verticalizzazioni rapide, gli inserimenti senza palla da dietro.
E' difficile parlarne, ma ci proveremo.
La BVB si schiera col solito 4-2-3-1 registrando i ritorni di Weidenfeller e Kehl oltre che l'esordio di Sahin dal primo minuto rispetto alla gara di Leverkusen, ma dovendo fare a meno di Schmelzer e Großkreutz.
L'undici iniziale: Weidenfeller; Piszczek, Santana, Hummels, Bender; Sahin, Kehl; Blaszczykowski, Götze, Reus; Lewandowski; all. Klopp;
L'Amburgo con un rombo molto largo (pendente a sinistra) 4-3-1-2: Adler; Diekmeier, Bruma, Westermann, Jansen; Skjelbred, Rincón, Aogo; van der Vaart; Rudnevs, Son; all.: Fink.
L'inizio partita vede un buon Amburgo partire forte. Gli anseatici hanno un atteggiamento tattico molto coraggioso, ben diverso da quello del Norimberga di 2 settimane prima. Provano a metterla sull'intensità, sulla pressione alta e sulla rapidità, sfruttando continuamente l'estro di van der Vaart (vero e proprio regista della squadra) e gli inserimenti specialmente di Aogo sulla sinistra (sarà decisiva quella fascia) e l'abilità del tedesco di origine nigeriane. La BVB resiste, prova a proporre gioco, ma senza la solita efficacia. Su un ping-pong tra la difesa ospite e quella giallonera, una spiattonata al volo senza pretese da parte di Mats Hummels trova impreparata la retroguardia ospite. Westermann non si cura di Lewandowski, aspetta l'uscita di Adler, rallentando la corsa, ma l'incomprensione tra il capitano dell'Amburgo e l'ex portiere del Leverkusen permette a un intelligentissimo e caparbio Robert di arrivare sul pallone, bruciare il difensore e battere un colpevole portiere uscito nella terra di nessuno. Il vantaggio, però, dura pochissimo, e ciò di cui avevamo usufruito contro il Bayer dopo il pareggio di Reinartz, lo subiamo tremendamente 6 giorni dopo: il continuo movimento a scalare di una delle 2 punte, specialmente Son, a portar via uno dei 2 centrali gialloneri in marcatura, permette a Jansen di effettuare un bel lancio in profondità a favorire l'inserimento lungo di Aogo, il nigeriano deve solamente mettere la palla nell'area piccola dove un indisturbato Rudnevs pareggia la sfida a distanza con Lewandowski (nel 2010 il lettone arrivava al Lech Poznan per sostituire il polacco passato a Dortmund) battendo sul primo palo un incolpevole Weidenfeller.
E' in contropiede che l'Amburgo fa male, è con la rapidità delle sue punte che mette in difficoltà la retroguardia degli schwarz-gelben. Particolarmente insufficiente è la prova di Hummels, decisamente a disagio contro la freschezza atletica e l'elasticità del peperino sud-coreano Son. Infatti è proprio grazie a questi fattori che al 26' gli anseatici passano a condurre. Lancio lungo sulla corsia di destra per la corsa di Son, Hummels prova l'anticipo sbagliando completamente i tempi e facendosi saltare dall'uomo e dalla sfera, il coreano deve solo controllarla, sterzare all'altezza del vertice dell'area e tirare verso la porta di Weidenfeller. La deviazione di Bender in tackle scivolato è decisiva per trasformare una buona traiettoria in una imparabile che si appoggia sull'interno del secondo palo (alla destra di Roman) e infilarsi in rete senza che il portiere possa abbozzare il minimo intervento.
Da lì a 5 minuti la partita viene stravolta. Penso che nessuno possa aggrapparsi esclusivamente all'operato dell'arbitro Graefe per commentare questa sconfitta, ma è indubbio che questo episodio pesi nell'economia della gara. Il dettaglio: una palla alta vagante sul cerchio del centrocampo vede lo scontro tra Robert Lewandowski e il norvegese Skjelbred. Il centrocampista ospite è in vantaggio rispetto al polacco che pur partendo in maniera "aggressiva" non slancia la gamba, bensì la ritrae senza affondare il colpo, pur prendendo la gamba dello scandinavo. Da lì parte la sceneggiata di un gran bel giocatore che se non fosse stato per il suo venerabile mancino avrebbe avuto una grande carriera come attore drammatico e comico: in arte Rafael van der Vaart. L'ex Ajax, Real e Tottenham inizialmente spinge e sbraccia contro Lewandowski facendo nascere un parapiglia in mezzo al campo, poi attua le sue arti da vero showman per convincere l'arbitro (autore di un conciliabolo di 2 minuti coi suoi collaboratori) a espellere con rosso diretto l'attaccante polacco (stupido a fare quell'intervento soggetto a diverse interpretazioni) e a "premiare" le capacità teatrali dell'olandese con un misero giallo. Pur trattandosi di semplice foga, di imperizia, la cui giusta moneta era un giallo, la BVB resta in 10.
Da lì in poi lo show di "Rafa" continua, tra monetine lanciate dagli spazi (gesto deprecabile ovviamente), tra cadute a terra e altri piccoli stratagemmi appresi durante le lezioni di tecniche di mimica applicata.
La prima frazione si chiude così, con, nei secondi finali, un goal annullato a Mario Götze per fuorigioco di Piszczek (giusto).
Il secondo tempo parte con una BVB vogliosa di recuperare il risultato, ma l'inferiorità numerica si fa sentire, con l'Amburgo che non rischia quasi niente. Al 60' l'espulsione di Bruma per fallo da ultimo uomo su Reus sembra riaprire la gara ridando qualche speranza ai gialloneri, ma nell'azione successiva il raddoppio di Rudnevs fa tramontare quasi ogni speranza.
E' il 62' quando il lettone approfitta di un gran cross teso e a giro sul secondo palo da parte di van der Vaart per bruciare la chiusura di Bender e mettere il pallone in mezzo alle gambe di Weidenfeller.
Rafa, dopo questa pennellata, termina il suo spettacolo, con il regista Thorsten Fink che decide che il momento del ritiro dalle scene di Dortmund della sua étoile sia giunto. Entra Rajkovic, con un atteggiamento conservativo.
La BVB invece assume un atteggiamento spregiudicato, tanto che si fa fatica a capire la disposizione in campo degli uomini di Klopp dopo gli inserimenti di Gündoğan prima e Schieber poi. Santana fa il fluidificante sinistro e molte volte arriva fino in fondo con la BVB che crea qualche buona chance per riaprire la gara, si guadagnerebbe un'altra espulsione per fallo da ultimo uomo di Westermann incredibilmente non punito, ma si vede che non è giornata. Il punto esclamativo e più basso della gara arriva all'89' quando Son trova il goal dell'1 a 4, il suo secondo della gara e il suo quarto in 2 partite stagionali contro i gialloneri: i schwarz-gelben provano a uscire palla al piede in fraseggio dall'angolo di destra, ma Jansen sottrae la palla a Kuba (terzino destro), entra in area e la mette sul secondo palo dove un solissimo Son deve solo allungare la gamba per battere Weidenfeller per la quarta volta. Impresentabile l'atteggiamento della difesa del Dortmund, con Santana che prova un improbabile offside e con un attaccante ospite ancora una volta privo di marcatura dentro l'area piccola.
Questa rete è la pietra tombale, non succede più nulla e l'arbitro, dopo 3 minuti, fischia la fine del match.
Amburgo che gioca la sua onesta partita (a tratti sciorinando del buon calcio), attuando tutte le contromisure adatte a mettere in difficoltà il Borussia Dortmund e riuscendo a centrare una preziosa vittoria per la sua classifica. Dortmund che, invece, dimostra di peccare ancora di gioventù, specialmente negli appuntamenti pre-champions. Svogliati, testa da un'altra parte, deconcentrati e autori sempre dei medesimi errori difensivi. Non vogliamo essere duri, aspri, ma ci sono certe situazioni che si sono ripetute troppe volte quest'anno, e certi giocatori che ancora mostrano sempre gli stessi atavici difetti. La differenza tra le due squadre in termini di motivazione, convinzione, cattiveria, voglia di ottenere il risultato ha fatto la differenza. L'operato arbitrale, espulsione di Lewandowski a parte, sarebbe degno di attenzione (degno del peggior Stark), ma è davvero difficile parlare di questo dopo una tale prestazione dei gialloneri.
Adesso testa a mercoledì e al vero obiettivo di questa stagione, la Champions dove, fin qui, i gialloneri hanno fornito prestazioni gagliarde e di altissimo livello. Si andrà a Donetsk contro i campioni di Ucraina dello Shakhtar, nella speranza di strappare un risultato utile per il ritorno di Dortmund. Dopo questa partita, il campionato vedrà un ciclo terribile, con gare tutte complicate e dure (a partire dalla prossima contro l'Eintracht), contro squadre di alta classifica. Sarà importante non ripetere prestazioni come quest'ultima, per non vederci risucchiati dietro la coppia Leverkusen, Eintracht Frankfurt e per non vederci doppiati da quei contadinotti che fino a pochi mesi fa sbeffeggiavamo sulle note di: "AIAIAI, FC Bayern München, wir singen und tanzen auf jedem Fusball-platz, EIN Schuss, KEIN Tor, die Bayern!". KOMMT JUNGS! ECHTE LIEBE!